Il Giorno del Ringraziamento

Il Giorno del Ringraziamento

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L’addio di Vincenzo Guerini alla Fiorentina apre una nuova – o forse antica – querelle sul funzionamento della A.C.F., e più in generale sulla gestione della relativa proprietà da parte dei Della Valle.

Guerini, ricordiamo, ricopriva dal luglio 2011 l’incarico di club manager della società di Viale Manfredo Fanti. Una figura societaria molto diffusa per esempio in Inghilterra ma abbastanza desueta nel nostro panorama calcistico. Alla quale gli stessi Della Valle erano peraltro ricorsi in un periodo particolarmente travagliato, in cui erano venuti al pettine diversi nodi anche dal punto di vista dell’organico societario e della distribuzione di compiti e responsabilità.

L’ex promessa del calcio fiorentino (la sua carriera di giocatore fu stroncata a 22 anni da un incidente automobilistico quando il suo futuro si era già tinto di viola e di azzurro) riciclatosi allenatore prima e manager poi ha detto esplicitamente che la sua decisione è nata dai contrasti vissuti nel corso della stagione con l’attuale allenatore viola Paulo Sousa. “Mi ha umiliato”, ha dichiarato senza mezzi termini, lamentando di essere stato completamente ignorato dal tecnico quando nessuno ai vertici societari gli aveva fino ad oggi revocato fiducia ed attribuzione di competenze.

In attesa di capire, magari dalle parole dello stesso Sousa (non particolarmente espressivo in questo periodo, come testimonia la stessa assenza di reazione al trionfo della propria squadra all’Olimpico nell’ultima di campionato) che cosa sia successo esattamente tra due figure chiave della società viola, vale la pena forse di avviare una riflessione sul funzionamento della stessa, in generale e nei momenti di crisi (non pochi) vissuti. Una riflessione che parte da lontano.

Guerini era stato chiamato ad un ruolo che per la verità il popolo viola avrebbe voluto veder attribuito a colui che ha rubato il cuore di questa città, Giancarlo Antognoni (che già l’aveva ricoperto tra l’altro egregiamente ai tempi della gestione Cecchi Gori) proprio per ovviare all’assenza – pesantemente avvertita – di una figura di riferimento tra la stanza dei bottoni ed il mondo del tifo e degli addetti ai lavori.

La sua vicenda è emblematica, a nostro giudizio, della mancanza di idee chiare da parte dell’attuale gestione viola in più o meno tutti i settori della vita di una società sportiva a livello professionistico di vertice, eccezion fatta per l’aspetto contabile, di bilancio, nel quale gli uomini di Della Valle hanno sempre dimostrato di eccellere.

I compiti di Guerini non sono mai stati chiarissimi, ed è indubbio che il manager si sia trovato a volte anche in difficoltà nell’esercitarli, a causa della coabitazione o sovrammissione con altre figure societarie (Cognigni, Corvino, Rogg, Prade’). Va tuttavia riconosciuto a Vincenzo di averci sempre messo la faccia, nel bene e nel male. Così fu quando Delio Rossi costrinse la società ad esonerarlo con i suoi schiaffi in mondovisione ad Adem Llajic. In panchina per le ultime due delicatissime gare di una Fiorentina in lotta per non retrocedere ci andò lui, senza battere ciglio e senza pretendere meriti dopo, come Cincinnato. Così è stato in seguito, si trattasse di presentare giocatori più o meno conosciuti o spiegare al pubblico posizioni societarie controverse.

Comunque siano andate le cose, più che aprirsi una falla nell’assetto societario si ripropone il consueto status quo pressappochistico (almeno nel settore tecnico e della comunicazione) che affligge la Fiorentina dai tempi in cui furono esonerati Gino Salica e Giovanni Galli. Il primo episodio di mancata gratitudine applicata al calcio inteso come business risale proprio al 2004-05, quando la Fiorentina dette il benservito ai due manager del miracolo della rinascita (e già che c’era accompagnò loro personaggi entrati nel cuore della città come Riganò e Mondonico) per affidarsi ad un nuovo che in parte avanzò assai poco (Enrico Lucchesi) e dall’altro dura ancora, anzi con poteri sempre più di vita o di morte (Mario Cognigni).

La breve stagione di Lucchesi fu propedeutica alla lunga stagione di Pantaleo Corvino. Il matrimonio con il diesse pugliese (accreditato come possibile cavallo di ritorno in questi giorni) entrò in crisi guarda caso al settimo anno, quando una famiglia Della valle stretta in un angolo dalla improvvida fine del progetto Prandelli e dai cinque schiaffoni presi dalla Juventus (prima dei due presi da Llajic da Rossi) ebbe bisogno di dare un segnale alla tifoseria avviando una ristrutturazione che sapeva tanto di scelta del capro espiatorio. Corvino fu esautorato tra l’altro nel momento peggiore della sua vita personale. Se ne fece senz’altro una ragione, ma l’immagine della Fiorentina ne uscì ancora più a pezzi.

Immagine che dal 2009 non curava più nessuno. L’esonero brusco di Silvia Berti da addetta stampa fu un fulmine a ciel sereno nell’immediato, e rimane uno dei misteri del ventunesimo secolo viola. Fatto sta che dopo quattro anni in cui la public relation woman elbana era riuscita a rendere simpatica una società che altrimenti non è mai riuscita ad esserlo (e comunicativo un patron che ogni volta che parla in televisione fa venir voglia di cambiare canale) la Fiorentina si trovò – causa del suo stesso mal – a dover coprire la madre di tutte le falle.

Dopo due anni, ecco Gianfranco Teotino, tentativo di imitazione del Pier Cesare Baretti pontelliano. Tentativo riuscito male, il tizio arriva, offende subito Antognoni (non male per un addetto alla comunicazione a Firenze) resiste un anno alla meno peggio e poi se ne va. Nel frattempo Mihajlovic e Rossi hanno preso tutte le colpe di una gestione tecnica scellerata. Arrivano Prade’ e Macia, mentre in panchina va un nuovo progetto, Vincenzo Montella.

Eduardo Macia se ne va dopo un paio d’anni passati a segnalare giocatori che puntualmente compra qualcun altro. Daniele Prade’ gli sopravvive (senza contratto) in attesa di sapere chi gli farà le scarpe nel corso della prossima estate. Montella se n’è andato l’estate scorsa, tutti sanno come e perché. Il suo successore, Paulo Sousa, si viene a sapere che ha vissuto un’invernata da separato in casa (con la squadra peraltro in testa alla classifica), a febbraio si era dimesso (dimissioni respinte), da settembre non parlava nemmeno con il suo club manager. E chissà con chi altro.

Alla lista si aggiunge dunque Vincenzo Guerini. Per oggi la chiudiamo qui, anche per non deprimere troppo il lettore, al quale lasciamo ogni commento. E’ un dato di fatto che da Viale Manfredo fanti nessuno se ne va senza sbattere la porta, più o meno. Se questa è una società di calcio…..

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