non sarà mai una partita come le altre

non sarà mai una partita come le altre

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Fiorentina-Juventus non è una partita come le altre. La banalità delle banalità che però è giusto spendere sempre quando si parla di questa sfida. A Firenze la settimana che precede questo match viene vissuta quasi in modo religioso, ma chi chiama ‘derby’ questo incontro non ha ben chiaro ciò che realmente significa per le tifoserie e per le squadre stesse. Il derby ha radici territoriali, di vicinanza, di ‘astio’ tra due facce della stessa medaglia cittadina. Quella tra i viola e i bianconeri invece è una distanza che nasce per tutti altri motivi. Ovviamente è una rivalità maggiormente spinta sulla sponda toscana della questione, e non potrebbe essere altrimenti. Firenze e i fiorentini hanno una lunghissima tradizione di avversità verso il ‘potere’, che sia inteso come politico, religioso o semplicemente economico, e l’astio nei confronti della Vecchia Signora inizia proprio per questi motivi. Gli scudetti, gli Agnelli, il nord e due mondi completamente agli antipodi che da sempre si scontrano sui campi di gioco. Poi ci sono state le polemiche per i torti arbitrali e lo scudetto del 1982, la finale di Coppa Uefa nel 1990 ad Avellino e la cessione di Baggio, eccetera eccetera. Insomma tutti motivi che non hanno niente a che fare con i derby. E’ una partita fuori dal comune, uno scontro tra due concetti diversi di tifare e di interpretare il calcio. Da una parte ‘vincere è l’unica cosa che conta’ dall’altra la squadra rappresenta una città e le sue tradizioni contro tutto e tutti, soprattutto se si parla di potere. In sintesi, non chiamatelo derby, non è la definizione corretta. E’ la storia che non lo rende tale.

tmw

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